D.Lgs. 25-2-2000 n. 61
Attuazione della direttiva 97/81/CE relativa all'accordo-quadro sul
lavoro a tempo parziale concluso dall'UNICE, dal CEEP e dalla CES.
Pubblicato nella Gazz.
Uff. 20 marzo 2000, n. 66.
1. Definizioni.
2. Forma e contenuti del contratto di lavoro a tempo
parziale.
3. Modalità del rapporto di lavoro a tempo parziale.
Lavoro supplementare, lavoro straordinario clausole elastiche.
4. Principio di non discriminazione.
5. Tutela ed incentivazione del lavoro a tempo parziale.
6. Criteri di computo dei lavoratori a tempo parziale.
7. Applicabilità nel settore agricolo.
8. Sanzioni.
9. Disciplina previdenziale.
10. Disciplina del part-time nei rapporti di lavoro
alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche.
11. Abrogazioni.
12. Verifica.
12-bis. Ipotesi di trasformazione del rapporto di
lavoro a tempo pieno in rapporto di lavoro a tempo parziale.
D.Lgs. 25 febbraio 2000, n. 61 (1).
Attuazione della direttiva 97/81/CE relativa all'accordo-quadro sul
lavoro a tempo parziale concluso dall'UNICE, dal CEEP e dalla CES (1/circ).
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(1) Pubblicato nella Gazz. Uff. 20 marzo 2000, n. 66.
(1/circ) Con riferimento al presente provvedimento sono
state emanate le seguenti istruzioni:
- I.N.P.S. (Istituto nazionale previdenza sociale): Circ.
22 maggio 2000, n. 100; Circ. 27 giugno 2000, n. 123; Circ.
16 ottobre 2000, n. 173;
- Ministero del lavoro e della previdenza sociale: Circ. 12 aprile
2000, n. 23/2000; Lett.Circ. 5 giugno 2000, n. 5/26805/50SUB/PT;
Circ. 6 dicembre 2000, n. 86/2000; Circ. 30 aprile 2001, n.
46/2001;
- Ministero della pubblica istruzione: Circ. 18 aprile 2000,
n. 120.
IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Visti gli articoli 76 e 87 della Costituzione;
Vista la direttiva 97/81/CE, del Consiglio del 15 dicembre 1997, relativa
all'accordo quadro sul lavoro a tempo parziale concluso dall'UNICE,
dal CEEP e dalla CES;
Vista la legge 5 febbraio 1999, n. 25, ed in particolare l'articolo
2 e l'allegato A;
Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione
del 28 gennaio 2000;
Sulla proposta del Ministro per le politiche comunitarie e del Ministro
del lavoro e della previdenza sociale, di concerto con i Ministri degli
affari esteri, della giustizia, del tesoro, del bilancio e della programmazione
economica, per le pari opportunità e per la funzione pubblica;
Emana il seguente decreto legislativo:
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1. Definizioni.
1. Nel rapporto di lavoro subordinato l'assunzione può avvenire a tempo
pieno o a tempo parziale.
2. Ai fini del presente decreto legislativo si intende:
a) per «tempo pieno» l'orario normale di lavoro di cui all'articolo
3, comma 1, del decreto legislativo 8 aprile 2003, n. 66, o l'eventuale
minor orario normale fissato dai contratti collettivi applicati (2);
b) per «tempo parziale» l'orario di lavoro, fissato dal contratto
individuale, cui sia tenuto un lavoratore, che risulti comunque inferiore
a quello indicato nella lettera a);
c) per «rapporto di lavoro a tempo parziale di tipo orizzontale»
quello in cui la riduzione di orario rispetto al tempo pieno è prevista
in relazione all'orario normale giornaliero di lavoro;
d) per «rapporto di lavoro a tempo parziale di tipo verticale»
quello in relazione al quale risulti previsto che l'attività lavorativa
sia svolta a tempo pieno, ma limitatamente a periodi predeterminati
nel corso della settimana, del mese o dell'anno;
d-bis) per «rapporto di lavoro a tempo parziale di tipo misto»
quello che si svolge secondo una combinazione delle due modalità indicate
nelle lettere c) e d) (3);
e) per «lavoro supplementare» quello corrispondente alle prestazioni
lavorative svolte oltre l'orario di lavoro concordato fra le parti ai
sensi dell'articolo 2, comma 2, ed entro il limite del tempo pieno.
3. I contratti collettivi nazionali o territoriali stipulati da associazioni
dei datori e prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative
sul piano nazionale e i contratti collettivi aziendali stipulati dalle
rappresentanze sindacali aziendali di cui all'articolo 19 della legge
20 maggio 1970, n. 300, e successive modificazioni, ovvero dalle
rappresentanze sindacali unitarie possono determinare condizioni e modalità
della prestazione lavorativa del rapporto di lavoro di cui al comma
2. I contratti collettivi nazionali possono, altresì, prevedere per
specifiche figure o livelli professionali modalità particolari di attuazione
delle discipline rimesse alla contrattazione collettiva ai sensi del
presente decreto (4).
4. Le assunzioni a termine, di cui al decreto legislativo 9 settembre
2001, n. 368, e successive modificazioni, di cui all'articolo 8 della
legge 23 luglio 1991, n. 223, e di cui all'articolo 4 del decreto
legislativo 26 marzo 2001, n. 151, possono essere effettuate anche
con rapporto a tempo parziale, ai sensi dei commi 2 e 3 (5).
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(2) Lettera così sostituita dall'art. 46, D.Lgs. 10
settembre 2003, n. 276.
(3) Lettera aggiunta dall'art. 1, D.Lgs. 26 febbraio
2001, n. 100.
(4) Comma così sostituito prima dall'art. 1, D.Lgs.
26 febbraio 2001, n. 100 e poi dall'art. 46, D.Lgs. 10 settembre
2003, n. 276.
(5) Comma così sostituito dall'art. 46, D.Lgs. 10
settembre 2003, n. 276.
2. Forma e contenuti del contratto di lavoro a tempo
parziale.
1. Il contratto di lavoro a tempo parziale è stipulato in forma scritta
ai fini e per gli effetti di cui all'articolo 8, comma 1. [Il datore
di lavoro è tenuto a dare comunicazione dell'assunzione a tempo parziale
alla Direzione provinciale del lavoro competente per territorio mediante
invio di copia del contratto entro trenta giorni dalla stipulazione
dello stesso] (6).
Fatte salve eventuali più favorevoli previsioni dei contratti collettivi
di cui all'articolo 1, comma 3, il datore di lavoro è altresì tenuto
ad informare le rappresentanze sindacali aziendali, ove esistenti, con
cadenza annuale, sull'andamento delle assunzioni a tempo parziale, la
relativa tipologia ed il ricorso al lavoro supplementare.
2. Nel contratto di lavoro a tempo parziale è contenuta puntuale indicazione
della durata della prestazione lavorativa e della collocazione temporale
dell'orario con riferimento al giorno, alla settimana, al mese e all'anno.
Clausole difformi sono ammissibili solo nei termini di cui all'articolo
3, comma 7.
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(6) Periodo soppresso dall'art. 85, D.Lgs. 10 settembre
2003, n. 276.
3. Modalità del rapporto di lavoro a tempo parziale.
Lavoro supplementare, lavoro straordinario clausole elastiche.
1. Nelle ipotesi di lavoro a tempo parziale di tipo orizzontale, anche
a tempo determinato ai sensi dell'articolo 1 del decreto legislativo
9 ottobre 2001, n. 368, il datore di lavoro ha facoltà di richiedere
lo svolgimento di prestazioni supplementari rispetto a quelle concordate
con il lavoratore ai sensi dell'articolo 2, comma 2, nel rispetto di
quanto previsto dai commi 2, 3 e 4 (7).
2. I contratti collettivi stipulati dai soggetti indicati nell'articolo
1, comma 3, stabiliscono il numero massimo delle ore di lavoro supplementare
effettuabili e le relative causali in relazione alle quali si consente
di richiedere ad un lavoratore a tempo parziale lo svolgimento di lavoro
supplementare, nonché le conseguenze del superamento delle ore di lavoro
supplementare consentite dai contratti collettivi stessi (8).
3. L'effettuazione di prestazioni di lavoro supplementare richiede
il consenso del lavoratore interessato ove non prevista e regolamentata
dal contratto collettivo. Il rifiuto da parte del lavoratore non può
integrare in nessun caso gli estremi del giustificato motivo di licenziamento
(9).
4. I contratti collettivi di cui al comma 2 possono prevedere una percentuale
di maggiorazione sull'importo della retribuzione oraria globale di fatto,
dovuta in relazione al lavoro supplementare. In alternativa a quanto
previsto in proposito dall'articolo 4, comma 2, lettera a), i
contratti collettivi di cui al comma 2 possono anche stabilire che l'incidenza
della retribuzione delle ore supplementari sugli istituti retributivi
indiretti e differiti sia determinata convenzionalmente mediante l'applicazione
di una maggiorazione forfettaria sulla retribuzione dovuta per la singola
ora di lavoro supplementare. [In attesa delle discipline contrattuali
di cui al comma 2, le ore di lavoro supplementare nella misura massima
del 10 per cento previste dall'ultimo periodo del medesimo comma 2,
sono retribuite come ore ordinarie] (10).
5. Nel rapporto di lavoro a tempo parziale verticale o misto, anche
a tempo determinato, è consentito lo svolgimento di prestazioni lavorative
straordinarie. A tali prestazioni si applica la disciplina legale e
contrattuale vigente ed eventuali successive modifiche ed integrazioni
in materia di lavoro straordinario nei rapporti a tempo pieno (11).
6. [Le ore di lavoro supplementare di fatto svolte in misura eccedente
quella consentita ai sensi del comma 2 comportano l'applicazione di
una maggiorazione sull'importo della retribuzione oraria globale di
fatto per esse dovuta la cui misura viene stabilita dai contratti collettivi
di cui all'articolo 1, comma 3. In assenza di previsione del contratto
collettivo, si applica la maggiorazione del 50 per cento. I medesimi
contratti collettivi possono altresì stabilire criteri e modalità per
assicurare al lavoratore a tempo parziale, su richiesta del medesimo,
il consolidamento nel proprio orario di lavoro, in tutto od in parte,
del lavoro supplementare svolto in via non meramente occasionale] (12).
7. Fermo restando quanto disposto dall'articolo 2, comma 2, le parti
del contratto di lavoro a tempo parziale possono, nel rispetto di quanto
previsto dal presente comma e dai commi 8 e 9, concordare clausole flessibili
relative alla variazione della collocazione temporale della prestazione
stessa. Nei rapporti di lavoro a tempo parziale di tipo verticale o
misto possono essere stabilite anche clausole elastiche relative alla
variazione in aumento della durata della prestazione lavorativa. I contratti
collettivi, stipulati dai soggetti indicati nell'articolo 1, comma 3,
stabiliscono:
1) condizioni e modalità in relazione alle quali il datore di lavoro
può modificare la collocazione temporale della prestazione lavorativa;
2) condizioni e modalità in relazioni alle quali il datore di lavoro
può variare in aumento la durata della prestazione lavorativa;
3) i limiti massimi di variabilità in aumento della durata della prestazione
lavorativa (13).
8. L'esercizio da parte del datore di lavoro del potere di variare
in aumento la durata della prestazione lavorativa, nonché di modificare
la collocazione temporale della stessa comporta in favore del prestatore
di lavoro un preavviso, fatte salve le intese tra le parti, di almeno
due giorni lavorativi, nonché il diritto a specifiche compensazioni,
nella misura ovvero nelle forme fissate dai contratti collettivi di
cui all'articolo 1, comma 3 (14).
9. La disponibilità allo svolgimento del rapporto di lavoro a tempo
parziale ai sensi del comma 7 richiede il consenso del lavoratore formalizzato
attraverso uno specifico patto scritto, anche contestuale al contratto
di lavoro, reso, su richiesta del lavoratore, con l'assistenza di un
componente della rappresentanza sindacale aziendale indicato dal lavoratore
medesimo. L'eventuale rifiuto del lavoratore non integra gli estremi
del giustificato motivo di licenziamento (15).
10. L'inserzione nel contratto di lavoro a tempo parziale di clausole
flessibili o elastiche ai sensi del comma 7 è possibile anche nelle
ipotesi di contratto di lavoro a termine (16).
11. [Il rifiuto da parte del lavoratore di stipulare il patto di cui
al comma 9 e l'esercizio da parte dello stesso del diritto di ripensamento
di cui al comma 10 non possono integrare in nessun caso gli estremi
del giustificato motivo di licenziamento] (17).
12. [A seguito della denuncia di cui al comma 10 viene meno la facoltà
del datore di lavoro di variare la collocazione temporale della prestazione
lavorativa inizialmente concordata ai sensi dell'articolo 2, comma 2.
Successivamente alla denuncia, nel corso dello svolgimento del rapporto
di lavoro è fatta salva la possibilità di stipulare un nuovo patto scritto
in materia di collocazione temporale elastica della prestazione lavorativa
a tempo parziale, osservandosi le disposizioni del presente articolo]
(18).
13. [L'effettuazione di prestazioni lavorative supplementari o straordinarie,
come pure lo svolgimento del rapporto secondo le modalità di cui al
comma 7, sono ammessi esclusivamente quando il contratto di lavoro a
tempo parziale, sia stipulato a tempo indeterminato e, nel caso di assunzioni
a termine, limitatamente a quelle previste dall'articolo 1, comma 2,
lettera b), della legge 18 aprile 1962, n. 230. I contratti
collettivi di cui all'articolo 1, comma 3, applicati dal datore di lavoro
interessato, possono prevedere la facoltà di richiedere lo svolgimento
di prestazioni lavorative supplementari o straordinarie anche in relazione
ad altre ipotesi di assunzione con contratto a termine consentite dalla
legislazione vigente] (19).
14. I centri per l'impiego e i soggetti autorizzati all'attività di
mediazione fra domanda ed offerta di lavoro, di cui rispettivamente
agli articoli 4 e 10 del decreto legislativo 23 dicembre 1997, n.
469, sono tenuti a dare, ai lavoratori interessati ad offerte di
lavoro a tempo parziale, puntuale informazione della disciplina prevista
dai commi 3, 7, 8, 9, 10, 11, 12 e 13, preventivamente alla stipulazione
del contratto di lavoro. Per i soggetti di cui all'articolo 10 del decreto
legislativo 23 dicembre 1997, n. 469, la mancata fornitura di detta
informazione costituisce comportamento valutabile ai fini dell'applicazione
della norma di cui al comma 12, lettera b), del medesimo articolo
10.
15. [Ferma restando l'applicabilità immediata della disposizione di
cui al comma 3, le clausole dei contratti collettivi in materia di lavoro
supplementare nei rapporti di lavoro a tempo parziale, vigenti alla
data di entrata in vigore del presente decreto legislativo, continuano
a produrre effetti, salvo diverse previsioni dei contratti collettivi,
sino alla scadenza prevista e comunque non oltre il 30 settembre 2003]
(20).
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(7) Comma così sostituito dall'art. 46, D.Lgs. 10
settembre 2003, n. 276.
(8) Comma prima modificato dall'art. 1, D.Lgs. 26
febbraio 2001, n. 100 e poi così sostituito dall'art. 46, D.Lgs.
10 settembre 2003, n. 276.
(9) Comma così sostituito dall'art. 46, D.Lgs. 10
settembre 2003, n. 276.
(10) Comma così sostituito dall'art. 1, D.Lgs. 26
febbraio 2001, n. 100. L'ultimo periodo è stato soppresso dall'art.
46, D.Lgs. 10 settembre 2003, n. 276.
(11) Comma così sostituito dall'art. 46, D.Lgs. 10
settembre 2003, n. 276.
(12) Comma così sostituito dall'art. 1, D.Lgs. 26
febbraio 2001, n. 100 e poi abrogato dall'art. 46, D.Lgs. 10
settembre 2003, n. 276.
(13) Comma così sostituito dall'art. 46, D.Lgs. 10
settembre 2003, n. 276.
(14) Comma così sostituito dall'art. 1, D.Lgs. 26
febbraio 2001, n. 100 e poi dall'art. 46, D.Lgs. 10 settembre
2003, n. 276.
(15) Comma così sostituito dall'art. 46, D.Lgs. 10
settembre 2003, n. 276.
(16) Comma così sostituito dall'art. 1, D.Lgs. 26
febbraio 2001, n. 100 e poi dall'art. 46, D.Lgs. 10 settembre
2003, n. 276.
(17) Comma soppresso dall'art. 46, D.Lgs. 10 settembre
2003, n. 276.
(18) Comma soppresso dall'art. 46, D.Lgs. 10 settembre
2003, n. 276.
(19) Comma soppresso dall'art. 46, D.Lgs. 10 settembre
2003, n. 276.
(20) Comma così modificato dall'art. 1, D.Lgs. 26
febbraio 2001, n. 100, dall'art. 1, D.L. 28 settembre 2001, n.
355, come modificato dalla relativa legge di conversione, dall'art.
3, D.L. 25 settembre 2002, n. 210, come modificato dalla relativa
legge di conversione ed infine soppresso dall'art. 46, D.Lgs. 10
settembre 2003, n. 276.
4. Principio di non discriminazione.
1. Fermi restando i divieti di discriminazione diretta ed indiretta
previsti dalla legislazione vigente, il lavoratore a tempo parziale
non deve ricevere un trattamento meno favorevole rispetto al lavoratore
a tempo pieno comparabile, intendendosi per tale quello inquadrato nello
stesso livello in forza dei criteri di classificazione stabiliti dai
contratti collettivi di cui all'articolo 1, comma 3, per il solo motivo
di lavorare a tempo parziale.
2. L'applicazione del principio di non discriminazione comporta che:
a) il lavoratore a tempo parziale benefìci dei medesimi diritti
di un lavoratore a tempo pieno comparabile in particolare per quanto
riguarda l'importo della retribuzione oraria; la durata del periodo
di prova e delle ferie annuali; la durata del periodo di astensione
obbligatoria e facoltativa per maternità; la durata del periodo di conservazione
del posto di lavoro a fronte di malattia; infortuni sul lavoro, malattie
professionali; l'applicazione delle norme di tutela della salute e sicurezza
dei lavoratori nei luoghi di lavoro; l'accesso ad iniziative di formazione
professionale organizzate dal datore di lavoro; l'accesso ai servizi
sociali aziendali; i criteri di calcolo delle competenze indirette e
differite previsti dai contratti collettivi di lavoro; i diritti sindacali,
ivi compresi quelli di cui al titolo III della legge 20 maggio 1970,
n. 300, e successive modificazioni. I contratti collettivi di cui
all'articolo 1, comma 3, possono provvedere a modulare la durata del
periodo di prova e quella del periodo di conservazione del posto di
lavoro in caso di malattia qualora l'assunzione avvenga con contratto
di lavoro a tempo parziale di tipo verticale;
b) il trattamento del lavoratore a tempo parziale sia riproporzionato
in ragione della ridotta entità della prestazione lavorativa in particolare
per quanto riguarda l'importo della retribuzione globale e delle singole
componenti di essa; l'importo della retribuzione feriale; l'importo
dei trattamenti economici per malattia, infortunio sul lavoro, malattia
professionale e maternità. Resta ferma la facoltà per il contratto individuale
di lavoro e per i contratti collettivi, di cui all'articolo 1, comma
3, di prevedere che la corresponsione ai lavoratori a tempo parziale
di emolumenti retributivi, in particolare a carattere variabile, sia
effettuata in misura più che proporzionale (21).
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(21) Le disposizioni di cui al presente comma sono ora
contenute nell'articolo 60 del testo unico approvato con D.Lgs. 26
marzo 2001, n. 151.
5. Tutela ed incentivazione del lavoro a tempo parziale.
1. Il rifiuto di un lavoratore di trasformare il proprio rapporto di
lavoro a tempo pieno in rapporto a tempo parziale, o il proprio rapporto
di lavoro a tempo parziale in rapporto a tempo pieno, non costituisce
giustificato motivo di licenziamento. Su accordo delle parti risultante
da atto scritto, convalidato dalla direzione provinciale del lavoro
competente per territorio, è ammessa la trasformazione del rapporto
di lavoro a tempo pieno in rapporto a tempo parziale. Al rapporto di
lavoro a tempo parziale risultante dalla trasformazione si applica la
disciplina di cui al presente decreto legislativo.
2. Il contratto individuale può prevedere, in caso di assunzione di
personale a tempo pieno, un diritto di precedenza in favore dei lavoratori
assunti a tempo parziale in attività presso unità produttive site nello
stesso àmbito comunale, adibiti alle stesse mansioni od a mansioni equivalenti
rispetto a quelle con riguardo alle quali è prevista l'assunzione.
3. In caso di assunzione di personale a tempo parziale il datore di
lavoro è tenuto a darne tempestiva informazione al personale già dipendente
con rapporto a tempo pieno occupato in unità produttive site nello stesso
àmbito comunale, anche mediante comunicazione scritta in luogo accessibile
a tutti nei locali dell'impresa, ed a prendere in considerazione le
eventuali domande di trasformazione a tempo parziale del rapporto dei
dipendenti a tempo pieno. I contratti collettivi di cui all'articolo
1, comma 3, possono provvedere ad individuare criteri applicativi con
riguardo a tale disposizione.
4. Gli incentivi economici all'utilizzo del lavoro a tempo parziale,
anche a tempo determinato, saranno definiti, compatibilmente con la
disciplina comunitaria in materia di aiuti di Stato, nell'àmbito della
riforma del sistema degli incentivi all'occupazione (22).
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(22) Articolo prima modificato dall'art. 1, D.Lgs.
26 febbraio 2001, n. 100 e poi così sostituito dall'art. 46, D.Lgs.
10 settembre 2003, n. 276.
6. Criteri di computo dei lavoratori a tempo parziale.
1. In tutte le ipotesi in cui, per disposizione di legge o di contratto
collettivo, si renda necessario l'accertamento della consistenza dell'organico,
i lavoratori a tempo parziale sono computati nel complesso del numero
dei lavoratori dipendenti in proporzione all'orario svolto, rapportato
al tempo pieno così come definito ai sensi dell'articolo 1; ai fini
di cui sopra l'arrotondamento opera per le frazioni di orario eccedenti
la somma degli orari individuati a tempo parziale corrispondente a unità
intere di orario a tempo pieno (23).
2. [Ai soli fini dell'applicabilità della disciplina di cui al titolo
III della legge 20 maggio 1970, n. 300, e successive modificazioni,
i lavoratori a tempo parziale si computano come unità intere, quale
che sia la durata della loro prestazione lavorativa] (24).
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(23) Comma così sostituito dall'art. 1, D.Lgs. 26
febbraio 2001, n. 100.
(24) Comma soppresso dall'art. 46, D.Lgs. 10 settembre
2003, n. 276.
7. Applicabilità nel settore agricolo.
[1. Le modalità di applicazione delle disposizioni di cui al presente
decreto legislativo ai rapporti di lavoro del settore agricolo, anche
con riguardo alla possibilità di effettuare lavoro supplementare o di
consentire la stipulazione di una clausola elastica di collocazione
della prestazione lavorativa nei rapporti a tempo determinato parziale,
sono determinate dai contratti collettivi nazionali di lavoro stipulati
dai sindacati comparativamente più rappresentativi] (25).
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(25) Articolo soppresso dall'art. 46, D.Lgs. 10 settembre
2003, n. 276.
8. Sanzioni.
1. Nel contratto di lavoro a tempo parziale la forma scritta è richiesta
a fini di prova. Qualora la scrittura risulti mancante, è ammessa la
prova per testimoni nei limiti di cui all'articolo 2725 del codice civile.
In difetto di prova in ordine alla stipulazione a tempo parziale del
contratto di lavoro, su richiesta del lavoratore potrà essere dichiarata
la sussistenza fra le parti di un rapporto di lavoro a tempo pieno a
partire dalla data in cui la mancanza della scrittura sia giudizialmente
accertata. Resta fermo il diritto alle retribuzioni dovute per le prestazioni
effettivamente rese antecedentemente alla data suddetta.
2. L'eventuale mancanza o indeterminatezza nel contratto scritto delle
indicazioni di cui all'articolo 2, comma 2, non comporta la nullità
del contratto di lavoro a tempo parziale. Qualora l'omissione riguardi
la durata della prestazione lavorativa, su richiesta del lavoratore
può essere dichiarata la sussistenza fra le parti di un rapporto di
lavoro a tempo pieno a partire dalla data del relativo accertamento
giudiziale. Qualora invece l'omissione riguardi la sola collocazione
temporale dell'orario, il giudice provvede a determinare le modalità
temporali di svolgimento della prestazione lavorativa a tempo parziale
con riferimento alle previsioni dei contratti collettivi di cui all'articolo
3, comma 7, o, in mancanza, con valutazione equitativa, tenendo conto
in particolare delle responsabilità familiari del lavoratore interessato,
della sua necessità di integrazione del reddito derivante dal rapporto
a tempo parziale mediante lo svolgimento di altra attività lavorativa,
nonché delle esigenze del datore di lavoro. Per il periodo antecedente
la data della pronuncia della sentenza, il lavoratore ha in entrambi
i casi diritto, in aggiunta alla retribuzione dovuta, alla corresponsione
di un ulteriore emolumento a titolo di risarcimento del danno, da liquidarsi
con valutazione equitativa. Nel corso del successivo svolgimento del
rapporto, è fatta salva la possibilità di concordare per iscritto clausole
elastiche o flessibili ai sensi dell'articolo 3, comma 3. In luogo del
ricorso all'autorità giudiziaria, le controversie di cui al presente
comma ed al comma 1 possono essere, risolte mediante le procedure di
conciliazione ed eventualmente di arbitrato previste dai contratti collettivi
nazionali di lavoro di cui all'articolo 1, comma 3 (26).
2-bis. Lo svolgimento di prestazioni elastiche o flessibili
di cui all'articolo 3, comma 7, senza il rispetto di quanto stabilito
dall'articolo 3, commi 7, 8, 9 comporta a favore del prestatore di lavoro
il diritto, in aggiunta alla retribuzione dovuta, alla corresponsione
di un ulteriore emolumento a titolo di risarcimento del danno (27).
2-ter. In assenza di contratti collettivi datore di lavoro e
prestatore di lavoro possono concordare direttamente l'adozione di clausole
elastiche o flessibili ai sensi delle disposizioni che precedono (28).
3. In caso di violazione da parte del datore di lavoro del diritto
di precedenza di cui all'articolo 5, comma 2, il lavoratore ha diritto
al risarcimento del danno in misura corrispondente alla differenza fra
l'importo della retribuzione percepita e quella che gli sarebbe stata
corrisposta a seguito del passaggio al tempo pieno nei sei mesi successivi
a detto passaggio.
4. La mancata comunicazione alla direzione provinciale del lavoro,
di cui all'articolo 2, comma 1, secondo periodo, comporta l'applicazione
di una sanzione amministrativa di lire trentamila per ciascun lavoratore
interessato ed ogni giorno di ritardo. I corrispondenti importi sono
versati a favore della gestione contro la disoccupazione dell'Istituto
nazionale della previdenza sociale (INPS).
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(26) Comma prima modificato dall'art. 1, D.Lgs. 26
febbraio 2001, n. 100 e poi così sostituito dall'art. 46, D.Lgs.
10 settembre 2003, n. 276.
(27) Comma aggiunto dall'art. 46, D.Lgs. 10 settembre
2003, n. 276.
(28) Comma aggiunto dall'art. 46, D.Lgs. 10 settembre
2003, n. 276.
9. Disciplina previdenziale.
1. La retribuzione minima oraria, da assumere quale base per il calcolo
dei contributi previdenziali dovuti per i lavoratori a tempo parziale,
si determina rapportando alle giornate di lavoro settimanale ad orario
normale il minimale giornaliero di cui all'articolo 7 del decreto-legge
12 settembre 1983, n. 463, convertito, con modificazioni, dalla
legge 11 novembre 1983, n. 638, e dividendo l'importo così ottenuto
per il numero delle ore di orario normale settimanale previsto dal contratto
collettivo nazionale di categoria per i lavoratori a tempo pieno.
2. Gli assegni per il nucleo familiare spettano ai lavoratori a tempo
parziale per l'intera misura settimanale in presenza di una prestazione
lavorativa settimanale di durata non inferiore al minimo di ventiquattro
ore. A tal fine sono cumulate le ore prestate in diversi rapporti di
lavoro. In caso contrario spettano tanti assegni giornalieri quante
sono le giornate di lavoro effettivamente prestate, qualunque sia il
numero delle ore lavorate nella giornata. Qualora non si possa individuare
l'attività principale per gli effetti dell'articolo 20 del testo unico
delle norme sugli assegni familiari, approvato con decreto del Presidente
della Repubblica 30 maggio 1955, n. 797, e successive modificazioni,
gli assegni per il nucleo familiare sono corrisposti direttamente dall'INPS.
Il comma 2 dell'articolo 26 del citato testo unico è sostituito dal
seguente: «Il contributo non è dovuto per i lavoratori cui non spettano
gli assegni a norma dell'articolo 2.».
3. La retribuzione da valere ai fini dell'assicurazione contro gli
infortuni sul lavoro e le malattie professionali dei lavoratori a tempo
parziale è uguale alla retribuzione tabellare prevista dalla contrattazione
collettiva per il corrispondente rapporto di lavoro a tempo pieno. La
retribuzione tabellare è determinata su base oraria in relazione alla
durata normale annua della prestazione di lavoro espressa in ore. La
retribuzione minima oraria da assumere quale base di calcolo dei premi
per l'assicurazione di cui al presente comma è stabilita con le modalità
di cui al comma 1.
4. Nel caso di trasformazione del rapporto di lavoro a tempo pieno
in rapporto di lavoro a tempo parziale e viceversa, ai fini della determinazione
dell'ammontare del trattamento di pensione si computa per intero l'anzianità
relativa ai periodi di lavoro a tempo pieno e proporzionalmente all'orario
effettivamente svolto l'anzianità inerente ai periodi di lavoro a tempo
parziale (13/cost).
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(13/cost) La Corte costituzionale, con ordinanza
5-17 luglio 2001, n. 255 (Gazz. Uff. 25 luglio 2001, n. 29, serie
speciale), ha dichiarato la manifesta infondatezza della questione di
legittimità costituzionale dell'art. 5, undicesimo comma, del decreto-legge
30 ottobre 1984, n. 726 convertito, con modificazioni, nella legge
19 dicembre 1984, n. 863, quest'ultimo comma ora trasfuso nell'art.
9, comma 4, del decreto legislativo 25 febbraio 2000, n. 61 sollevata
in riferimento agli articoli 3 e 38 della Costituzione.
10. Disciplina del part-time nei rapporti di lavoro
alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche.
1. Ai sensi dell'articolo 2, comma 2, del decreto legislativo 3
febbraio 1993, n. 29, le disposizioni del presente decreto si applicano,
ove non diversamente disposto, anche ai rapporti di lavoro alle dipendenze
delle amministrazioni pubbliche, con esclusione di quelle contenute
negli articoli 2, comma 1, 5, commi 2 e 4, e 8, e comunque fermo restando
quanto previsto da disposizioni speciali in materia ed, in particolare,
dall'articolo 1 della legge 23 dicembre 1996, n. 662, dall'articolo
39 della legge 27 dicembre 1997, n. 449, dall'articolo 22 della
legge 23 dicembre 1998, n. 448, e dall'articolo 20 della legge
23 dicembre 1999, n. 488.
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11. Abrogazioni.
1. Sono abrogati:
a) l'articolo 5 del decreto-legge 30 ottobre 1984, n. 726,
convertito, con modificazioni, dalla legge 19 dicembre 1984, n. 863;
b) la lettera a) del comma 1 dell'articolo 7 del decreto-legge
16 maggio 1994, n. 299, convertito, con modificazioni, dalla legge
19 luglio 1994, n. 451, limitatamente alle parole:
«alla data di entrata in vigore del presente decreto ovvero sulla base
di accordi collettivi di gestione di eccedenze di personale che contemplino
la trasformazione di contratti di lavoro da tempo pieno a tempo parziale»,
nonché l'articolo 13, comma 7, della legge 24 giugno 1997, n. 196.
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12. Verifica.
1. Entro il 31 dicembre 2000 il Ministro del lavoro e della previdenza
sociale procede ad una verifica, con le organizzazioni sindacali dei
datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative
sul piano nazionale, degli effetti delle disposizioni dettate dal presente
decreto legislativo, con particolare riguardo alle previsioni dell'articolo
3, comma 2, in materia di lavoro supplementare e all'esigenza di controllare
le ricadute occupazionali delle misure di incentivazione introdotte,
anche ai fini dell'eventuale esercizio del potere legislativo delegato
di cui all'articolo 1, comma 4, della legge 5 febbraio 1999, n. 25.
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12-bis. Ipotesi di trasformazione del rapporto di
lavoro a tempo pieno in rapporto di lavoro a tempo parziale.
1. I lavoratori affetti da patologie oncologiche, per i quali residui
una ridotta capacità lavorativa, anche a causa degli effetti invalidanti
di terapie salvavita, accertata da una commissione medica istituita
presso l'azienda unità sanitaria locale territorialmente competente,
hanno diritto alla trasformazione del rapporto di lavoro a tempo pieno
in lavoro a tempo parziale verticale od orizzontale. Il rapporto di
lavoro a tempo parziale deve essere trasformato nuovamente in rapporto
di lavoro a tempo pieno a richiesta del lavoratore. Restano in ogni
caso salve disposizioni più favorevoli per il prestatore di lavoro (29).
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(29) Articolo aggiunto dall'art. 46, D.Lgs. 10 settembre
2003, n. 276.
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